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Ci sono artisti che cantano canzoni e artisti che scolpiscono la realtà. James McMurtry appartiene alla seconda, leggendaria categoria. Definito dai massimi critici mondiali come il narratore più spietato, lucido e monumentale del rock americano, McMurtry è il bardo di un'America dimenticata, fatta di strade polverose, sogni infranti e cittadine di provincia sospese nel tempo. Il suo sound è un rock viscerale e tagliente che affonda i denti nell'Americana e nel folk, trasformando ogni accordo in un colpo di fucile e ogni strofa in un pezzo di grande letteratura.
La sua è una dinastia di narratori nati per lasciare un solco indelebile nella cultura occidentale. James è infatti il figlio del gigantesco Larry McMurtry, uno dei più grandi romanzieri e sceneggiatori della storia americana. Suo padre ha firmato pietre miliari assolute della letteratura e del cinema globale. È l'autore del romanzo epico Lonesome Dove (vincitore del Premio Pulitzer) e di Terms of Endearment (Voglia di tenerezza), libri poi trasposti in film e serie tv cult impressi a fuoco nella storia di Hollywood.
Il peso della produzione del padre nella cultura pop è a dir poco titanico: dalla sua penna è nato il romanzo d'esordio Horseman, Pass By, diventato sul grande schermo il leggendario capolavoro Hud il selvaggio con Paul Newman. A Larry McMurtry si deve anche il trionfo planetario de I segreti di Brokeback Mountain, la cui magistrale sceneggiatura gli è valsa il Premio Oscar nel 2006.
Da un padre cresciuto in un ranch foderato da diecimila libri e da una madre professoressa di letteratura, James ha ereditato il gene sacro del racconto. Ricevuta la sua prima chitarra a soli sette anni, ha fuso la tradizione letteraria della sua famiglia con la furia del rock e del blues stridulo.
Il cinema e la recitazione fanno parte del suo DNA mitico sin dall'infanzia. Da ragazzino è apparso nel film Daisy Miller di Peter Bogdanovich e, anni dopo, ha cavalcato come attore proprio nella leggendaria miniserie western Lonesome Dove, tratta dall'epopea paterna. Fu proprio grazie al mondo del cinema che la sua musica arrivò alle orecchie giuste: suo padre stava lavorando a una sceneggiatura con la rockstar John Mellencamp; quest'ultimo, ascoltando i demo del giovane James, rimase folgorato dalla cruda verità dei suoi testi e decise di produrre il suo formidabile album di debutto nel 1989.
La scrittura di James McMurtry è un fenomeno unico e magistrale, spesso accostata al minimalismo letterario di Raymond Carver. McMurtry non scrive sermoni o slogan: crea istantanee, osserva i dettagli apparentemente insignificanti di vite ai margini dell'American Dream e li trasforma in mondi vividi, estremamente visivi e dolorosamente reali. I suoi personaggi respirano, soffrono ed esitano tra la tragedia e l'ironia amara dello scorrere del tempo.
Questa sua straordinaria ferocia narrativa ha attirato l'elogio definitivo del Re del Brivido. Stephen King in persona lo ha incoronato pubblicamente con parole che sono entrate nel mito, dichiarando: «James McMurtry è forse il più vero, il più fiero songwriter della sua generazione».
La grandezza di McMurtry è testimoniata da una bacheca di riconoscimenti impressionante. Nel 2006 ha fatto incetta di premi trionfando agli Americana Music Awards per il Miglior Album e la Miglior Canzone grazie al monumentale brano We Can't Make It Here Anymore. Quel pezzo, un ritratto spietato della crisi della classe operaia e della delocalizzazione industriale, è stato eletto dal leggendario critico musicale Robert Christgau come la canzone in assoluto più importante degli anni Duemila. Con album epici come Childish Things, The Horses and the Hounds e The Black Dog and the Wandering Boy, James McMurtry si conferma un titano intramontabile della musica d'autore.
Oggi questo monumento del rock d'oltreoceano si appresta a varcare l'oceano per un attesissimo tour europeo, accompagnato dalla sua formidabile e storica band americana. Dal vivo, il sound del gruppo è una vera e propria macchina da guerra sonora, un ingranaggio perfetto capace di sprigionare un'energia devastante e ipnotica. È un groove ruvido, teso e implacabile, dove le chitarre elettriche graffiano l'aria con distorsioni polverose e la sezione ritmica pulsa con la precisione di un metronomo impazzito. Sul palco, la band trasforma il folk-rock d'autore in una scarica elettrica pura e spietata, un impasto sonoro denso e aspro che evoca i grandi spazi aperti e le lunghe autostrade americane, regalando al pubblico europeo un'esperienza live travolgente, di rara potenza e assoluto culto.


