Michael McDermott

Michael McDermott

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Ci sono artisti che non si limitano a scrivere canzoni, ma dipingono veri e propri affreschi dell'anima americana, capaci di attraversare i decenni restando fedeli a una viscerale urgenza espressiva. La straordinaria parabola artistica di Michael McDermott comincia nel lontano 1991 con un esordio folgorante intitolato 620 W. Surf, un album strepitoso che la critica internazionale ancora oggi indica come una delle pietre miliari del rock mondiale. Fu un debutto che fece gridare al miracolo e che colpì dritto al cuore persino il re del brivido, lo scrittore Stephen King. Rimasto folgorato dalla voce e dalle liriche di quel giovane cantautore di Chicago, King dichiarò pubblicamente che nessuno, dai tempi in cui aveva ascoltato Bruce Springsteen cantare Rosalita, lo aveva più entusiasmato a tal punto, aggiungendo di essersi sentito fottutamente felice di avere due belle orecchie. Da quel momento, tra il gigante della letteratura e il musicista è nata una profonda e duratura amicizia, tanto che King non solo ha continuato a definirlo uno dei migliori songwriter del pianeta, ma si è spesso ispirato ai testi di McDermott per nutrire le atmosfere dei suoi celebri romanzi.

Con il cuore saldamente ancorato al folk del Greenwich Village e l’anima devota a quel rock’n’soul che unisce Bob Dylan, i Rolling Stones, Tom Waits e il Boss, McDermott ha saputo superare le tempeste della vita e dell’industria discografica, difendendo con le unghie la propria indipendenza. Questo lungo viaggio, fatto di canzoni sincere e di una coerenza artistica d'altri tempi, ha trovato una delle sue massime consacrazioni proprio in Italia, un Paese che lo ha adottato e amato fin da subito. Nel 2022, la giuria del prestigioso Club Tenco ha voluto rendergli omaggio assegnandogli il Premio Tenco Internazionale alla carriera, un riconoscimento che lo ha inserito ufficialmente nell'olimpo dei grandi poeti in musica.

Oggi, quella straordinaria maturità artistica trova la sua perfetta sintesi nel nuovo e attesissimo capitolo discografico, Flowers From The Graveyard, in uscita il prossimo agosto. Se i precedenti e speculari lavori Lighthouse on the Shore ed East Jesus esploravano separatamente le sue anime acustiche ed elettriche, questo nuovo album unisce finalmente i due mondi in un'unica, potente dichiarazione d'intenti. Tra le undici tracce autografe spiccano brani destinati a lasciare il segno: dall'energia rock trascinante di The Best We Get, che evoca l'autorità di Tom Petty, fino all'introspezione stoica di But For The Little Moments, un brano ispirato a una scena del film Stardust Memories di Woody Allen, in cui McDermott celebra la bellezza del silenzio e dei piccoli momenti quotidiani, abbandonando la frustrazione di voler controllare l'incontrollabile. Non manca poi la furia politica in pezzi come The Future, un inno democratico cantato a pieni polmoni che non chiede il permesso a nessun potente. Per gli appassionati italiani l'attesa sta per finire: Michael McDermott tornerà finalmente nel nostro Paese a ottobre con un tour d'eccezione, pronto a portare sui palchi della penisola tutta la poesia, la grinta e l'emozione di un album che cancella ogni dubbio e ci restituisce uno dei più grandi talenti musicali della sua generazione.

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